Posso fare volontariato in Africa se non ho competenze specifiche? Con la giusta guida e una buona organizzazione, come avviene grazie a Yearout, un’esperienza del genere esige soprattutto il desiderio di conoscere questo continente da una prospettiva differente. Magari lontana dalle mete turistiche e dagli itinerari prestabiliti. Il volontariato in Africa non richiede per forza titoli di studio.
Certo, sono preferite delle specializzazioni ma non servono delle qualifiche professionali particolari per la maggior parte dei progetti di volontariato breve (sociali, educativi o ambientali). Ma è anche vero che c’è un minimo di orientamento da seguire e delle regole da rispettare. Quindi, quali sono le competenze utili (non per forza obbligatorie) per chi vuole fare volontariato in Africa?
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Competenze trasversali o soft skill
Iniziamo da un punto che spesso viene dimenticato: le competenze trasversali, quelle che ti permettono di diventare l’anello di congiunzione del progetto. O un coltellino svizzero, scegli tu la metafora che preferisci per descriverti. Quello che conta è capire che le soft skill non sono un dettaglio. Anzi, spesso sono la spina dorsale di qualsiasi esperienza sul campo, rivelandosi determinanti in molte occasioni.
Iniziamo dal classico problem solving e arriviamo alla predisposizione al lavoro di squadra: queste sono doti imprescindibili per gestire gli imprevisti logistici quotidiani di un’esperienza di volontariato in Africa. E per collaborare in armonia con team multidisciplinari, staff locale e volontari provenienti da tutto il mondo serve una spiccata intelligenza culturale, insieme a una giusta dose di sensibilità.

I volontari e le loro competenze.
Gestione del tempo, resilienza, adattabilità, resistenza allo stress e capacità di accogliere il peso delle responsabilità: chi può confermare queste competenze trasversali ha una marcia in più durante la propria esperienza di volontariato in Africa. Essere pronti ad affrontare situazioni emotivamente impegnative, o ambienti con scarso comfort materiale, è fondamentale per chi fa volontariato.
Ricordiamo che con il concetto di resilienza si intende anche la capacità di adattare il proprio corpo alle situazioni specifiche. Che magari esigono un allenamento fisico in grado di accogliere positivamente la necessità di camminare molto, anche lungo sentieri nella foresta, o spostarsi in barca
Conoscenza delle lingue (e volontà di imparare)
Una delle competenze utili per partecipare a un progetto di volontariato in Africa riguarda la capacità di muoversi agilmente con le lingue. Una buona conoscenza dell’inglese o del francese (a seconda che si tratti di Paesi anglofoni o francofoni) è fondamentale per comunicare con la popolazione locale e con i colleghi. In alcune aree dell’Africa occidentale o australe possono essere utili anche il portoghese o l’arabo. Da non dimenticare, però, la volontà di imparare le basi delle lingue locali.
Competenze tecniche e professionali
Queste sono le hard skill e riguardano delle specializzazioni specifiche che possono essere utilizzate durante il volontariato in Africa. Anzi, la presenza di queste competenze tecniche può aiutarti anche a scegliere il primo progetto in modo da essere realmente utile. Le hard skill diventano una leva imprescindibile per essere presente durante interventi concreti, strutturati e sostenibili nel tempo.
Giusto ricordare che non tutti i progetti richiedono titoli specialistici, come ad esempio una laurea in medicina o in ingegneria civile. Però avere un background tecnico permette di rispondere a bisogni puntuali e complessi all’interno di un progetto di volontariato in Africa. Un esempio concreto? Le qualifiche in medicina, infermieristica, pedagogia o insegnamento consentono di erogare cure di base.
Oppure, puoi strutturare – sempre insieme ai responsabili – percorsi formativi adatti alle persone del posto. Anche nei settori della conservazione ambientale, dell’agronomia e della logistica possono essere d’aiuto delle competenze specifiche. Perché in questo modo sarà ancora più facile sviluppare progetti capaci di abbracciare temi complessi come la tutela della biodiversità o la gestione idrica.
Non dimentichiamo la possibilità di mettere al servizio della tua attività di volontariato in Africa le abilità trasversali all’ambito professionale. Come la gestione dei progetti, la comunicazione, l’alfabetizzazione informatica e le competenze artigianali o edili rappresentano un valore per rafforzare le capacità operative del progetto. In sintesi: qui, con queste competenze, puoi fare la differenza.
Quindi non servono competenze specifiche?
No, non serve un CV universitario o medico per fare volontariato con Yearout: gli aspetti operativi si apprendono anche grazie alla formazione pre-partenza obbligatoria fornita dalla nostra associazione. Chiaramente, questo non significa ignorare il potenziale individuale: se hai delle competenze specifiche saranno sempre benvenute e sapremo sfruttarle al meglio per migliorare il risultato finale.
Facciamo un esempio concreto: per partecipare al progetto di volontariato sociale in Uganda c’è un unico requisito da rispettare: aver compiuto 21 anni. Per andare in Namibia, invece, abbiamo un’età minima ancora più bassa: 18 anni, anche se in questo caso è richiesta una buona conoscenza dell’inglese. Notevole il caso del Madagascar: è richiesto anche un buon allenamento fisico. Il motivo è semplice, spesso ci si muove solo a piedi o sulle barche perché i trasporti sull’isola sono poco strutturati.
Come posso orientarmi in base alle competenze?
Questo è compito nostro. Nella seconda fase che precede la partenza, infatti, saremo in grado di aiutarti a decidere la soluzione giusta per te dopo aver ascoltato le tue idee, compreso le tue propensioni e inquadrato le tue competenze. Possiamo far fruttare le tue conoscenze, i tuoi titoli e le attitudini professionali: prenota una call o un appuntamento presso la nostra sede nella Fabbrica del Vapore a Milano.

