Ad Agosto, la giovanissima Margherita ha lasciato Milano per trascorrere un mese in Nepal. Ha vissuto due settimane in un monastero buddista a Kathmandu, per poi lavorare in un centro femminile, di cui si è innamorata. Immergiti nella sua esperienza attraverso le sue parole!
“Sono partita per Kathmandu come volontaria senza grandi aspettative, ma anche se ne avessi avute, sarebbero state completamente superate da ciò che ho vissuto.
Dopo alcuni giorni introduttivi, guidati da una persona splendida e molto competente che ci ha fatto conoscere la città, insegnato un po’ di lingua locale e trasmesso tanta cultura, ho trascorso due settimane in un monastero buddhista. Lì ho condiviso il mio tempo con studenti e monaci più anziani: li ho affiancati durante lezioni ed esami, giocato con loro, parlato, scambiato opinioni, storie ed esperienze. Non ero davvero un’insegnante: per età e vissuto, il mio ruolo più autentico era ascoltare, stimolare curiosità, ridere insieme. Alla fine credo di aver imparato più io da loro che il contrario, e ne sarò sempre grata.
Ho conosciuto anche altri volontari, persone meravigliose da tutto il mondo (anche dall’Italia), con cui spero di restare amica. Abbiamo condiviso tutto: celebrazioni, rituali quotidiani, momenti belli e piccoli disagi superati con pazienza e sorrisi. L’unico rimpianto? Non poter ricominciare da capo.
Poi sono stata al centro femminile: non era nei miei piani, ma sin da subito ho sentito che era il posto giusto. Le donne che ho incontrato erano gentili, divertenti, rispettose e soprattutto assetate di conoscenza e curiosità. Nonostante la barriera linguistica, comunicare è stato sorprendentemente facile. Anche lì, lasciarle è stato difficilissimo.
Ho provato anche al centro per disabilità: le persone erano speciali e il legame c’era, ma la mia inesperienza e la presenza di tanti altri volontari mi hanno fatto sentire poco utile, così ho deciso di tornare al centro femminile, dove sentivo di poter dare di più. All’inizio l’ho vissuto come un fallimento, ma col tempo ho capito che anche quella parte del percorso mi aveva insegnato tanto.
Oltre al volontariato, ho fatto un piccolo trekking a Pokhara e visitato le principali attrazioni culturali di Kathmandu e dintorni. Anche i momenti più “turistici” mi hanno permesso di connettermi con la cultura e con la gente del posto, che mi ha sempre accolta con una gentilezza infinita.
Ringrazio profondamente YearOut e l’associazione locale, che mi hanno permesso di vivere questa esperienza autentica e immersiva. Ma soprattutto ringrazio le persone: le guide, le famiglie che mi hanno ospitata, i monaci, le donne del centro, i tassisti e chiunque ho incontrato lungo la strada. Mi hanno trattata come una di famiglia, con un’apertura e una generosità che non dimenticherò mai.
Era la mia prima volta come volontaria all’estero, e anche il mio primo viaggio fuori dall’Europa. Torno con un cuore più grande, pieno di amicizie, ricordi e una serenità nostalgica difficile da spiegare. Bisogna viverlo per capire.
Se posso dare un consiglio: prenotate quel volo e andate. Non ve ne pentirete!”
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