Un segno profondo dopo soli dieci giorni
Sono arrivati nelle Filippine solo dieci giorni fa, ma Lorenzo, Jacopo e Leon, i nostri “tre moschettieri”, hanno già lasciato un segno profondo nella comunità locale.
Cesare, coordinatore del progetto di volontariato nelle Filippine, racconta la loro esperienza.
L’incontro con Navotas: tra povertà e sorrisi
Dopo una cena tipica filippina e un meritato riposo, il gruppo si è recato a Navotas, l’area dove la comunità viveva prima del trasferimento nella regione del Pangasinan.
L’impatto è stato forte: povertà materiale, assenza di spazi verdi, odori intensi, bambini che giocano nella spazzatura, molti scalzi o nudi.
Eppure, in mezzo a tutto questo, la presenza e l’ascolto sono diventati il cuore della loro missione.
Cesare spiega:
“Ho potuto subito introdurli al motivo della nostra presenza: visitare i nostri amici, persone che amiamo e a cui teniamo.”
Incontri che cambiano il cuore
A Kian e ai bambini del quartiere bastano pochi minuti per circondare i ragazzi con sorrisi e affetto. I volontari donano tempo, giochi e ascolto, restituendo dignità e gioia.
Dopo altre visite, il gruppo si sposta a Libas, San Carlos City, dove viene accolto calorosamente dalla comunità locale. Per i giovani di Navotas, abituati a vivere tra le baracche, trascorrere qualche giorno immersi nella natura e respirare aria pulita è una vera benedizione.
Un programma semplice, ma pieno di significato
Nei giorni seguenti, Lorenzo e Leon restano a Libas, mentre Jacopo vive nella nuova casa di Tebag.
Le mattine sono dedicate al lavoro agricolo: potare, pulire la fattoria, sistemare la casa.
I pomeriggi, invece, sono riservati agli incontri nei quartieri: malati, famiglie, bambini.
Non c’è un programma rigido — solo il desiderio di essere presenti, di ricordare a ciascuno che è prezioso e amato.
Storie di umanità
Cesare racconta:
- Kuya Salvador, cieco e vedovo, cresce da solo il figlio Adrian, affetto da problemi ai reni. “Diventiamo i suoi occhi e una speranza concreta per il bambino.”
- Nanay Corazon, che lotta contro il cancro, trova forza nei sorrisi dei ragazzi.
- Al centro delle suore di Madre Teresa, i volontari offrono carezze, pasti e ascolto a giovani donne e nonne diversamente abili: una “presenza che cura”.
Una gioia condivisa
La sera, tra una cena e un canto, non servono programmi o attività complesse: bastano i sorrisi, i racconti e la voglia di stare insieme.
Come dice Cesare, “i tre volontari di YearOut hanno i piedi ben piantati a terra” — ma il cuore pieno di speranza.
Sanno che in tre settimane non cambieranno il mondo, ma Lorenzo, Jacopo e Leon sono consapevoli che ogni piccolo gesto può fare una grande differenza:
una parola di consolazione a chi soffre, compagnia a chi è solo, un sorriso a chi è triste.
Non è forse questa la sete più profonda dell’essere umano?
Essere guardato con amore, sentire di avere valore, essere incoraggiato e accolto per ciò che si è.
Grazie, Cesare, e grazie ai nostri tre moschettieri del volontariato: la vostra presenza è un dono di speranza.
Non vediamo l’ora di accogliervi di nuovo al vostro ritorno! <3
Iscriviti qui alla prossima Digital Info Session per ascoltare i loro racconti.

